Quasi 600 operatori esteri da oltre 50 Paesi alla Stazione Leopolda. La 24ª edizione conferma il peso internazionale del salone mentre Corea, Giappone, ingredienti naturali e sperimentazione ridefiniscono i linguaggi della profumeria contemporanea.

La 24ª edizione di Pitti Immagine Fragranze chiude alla Stazione Leopolda di Firenze con numeri che rafforzano il posizionamento internazionale della manifestazione dedicata alla profumeria artistica e allo skincare.
Nei tre giorni del salone, dall’11 al 13 settembre 2026, sono arrivati oltre 2.200 compratori, con quasi 600 presenze di retailer esteri provenienti da più di 50 Paesi. A queste si aggiungono circa 460 presenze tra stampa e operatori media.
Tra i principali mercati di riferimento figurano Francia, Spagna, Germania, Emirati Arabi, Regno Unito, Stati Uniti, Svizzera, Lituania, Polonia, Cina, Paesi Bassi, Romania, Arabia Saudita, Corea del Sud, Repubblica Ceca, Israele, Austria, Giappone e Turchia.
Un salone sempre più internazionale
Per Pitti Immagine, il risultato conferma un percorso di crescita costruito sull’internazionalità, sulla qualità delle presenze e sulla capacità di intercettare le trasformazioni del settore.
L’amministratore delegato Ivano Cauli ha sottolineato come Fragranze stia consolidando il proprio ruolo internazionale nella profumeria e nello skincare, evidenziando anche il lavoro realizzato con Agenzia ICE per portare a Firenze delegazioni di operatori, buyer e stampa provenienti da oltre 30 Paesi.
Il dato numerico, però, racconta soltanto una parte dell’evoluzione del salone. A emergere è soprattutto una trasformazione del mercato in cui prodotto, cultura olfattiva, ricerca sugli ingredienti, identità dei brand e nuovi mercati internazionali tendono sempre più a intrecciarsi.
Dal Far East nuovi codici per la profumeria
Uno dei percorsi messi in evidenza da Fragranze 24 ha guardato al Far East, tra cultura millenaria, materie prime rare e nuovi linguaggi della bellezza.
Corea e Giappone stanno infatti contribuendo alla costruzione di nuove sensibilità olfattive, in un mercato nel quale ritualità, design, skincare e profumo tendono a fondersi.
Tra i marchi segnalati da Pitti figurano Kuoca, con fragranze e referenze beauty ispirate a ingredienti pregiati; Goshu, legato alla purezza delle acque della Baia di Toyama in Giappone; Salon de Nevaeh, che utilizza piante e frutti legati alla cultura coreana; e Tomoo Inaba, maison franco-giapponese che sviluppa le proprie fragranze tra Giappone e Grasse.
Il fenomeno della K-Fragrance mostra così come il successo internazionale della cultura coreana stia andando oltre skincare e cosmetica, raggiungendo anche la profumeria artistica e portando con sé nuovi codici estetici e narrativi.
Materie prime, innovazione e identità
La ricerca sugli ingredienti è stata un altro dei temi centrali del programma.
Con il talk “The New Age of Natural Ingredients”, Robertet ha portato l’attenzione sul rapporto tra innovazione e materie prime naturali, mentre altri appuntamenti hanno affrontato il ruolo del design e del packaging nella costruzione dell’identità del brand e la capacità di trasformare ingredienti inattesi in nuove esperienze olfattive.
È un segnale significativo per un mercato nel quale il valore della fragranza non viene più costruito soltanto sulla composizione, ma anche sul racconto, sull’origine delle materie prime, sulla ricerca e sulla capacità del marchio di costruire un universo riconoscibile.
L’Istituto dell’Odore e la memoria olfattiva
Tra i progetti presentati in anteprima a Fragranze 24 anche Istituto dell’Odore di Meo Fusciuni, immaginato come un luogo destinato a custodire gli odori che l’uomo rischia progressivamente di perdere in natura.
Il progetto trasforma figure, emozioni, percezioni e memoria in un archivio olfattivo, introducendo una riflessione che supera la dimensione commerciale del profumo e tocca il rapporto tra natura, conservazione e memoria sensoriale.
È forse proprio questo uno degli elementi più interessanti emersi dall’edizione 2026: la profumeria di ricerca tende sempre più a presentarsi come linguaggio culturale, capace di mettere in relazione materia, territorio, tecnologia, design e memoria.
Dalla nicchia a un mercato globale
I quasi 600 operatori esteri presenti a Firenze confermano inoltre che la profumeria artistica non può più essere letta soltanto attraverso la categoria della “nicchia”.
La crescita dei mercati asiatici e mediorientali, la presenza di operatori provenienti da oltre 50 Paesi e l’interesse crescente verso skincare, ingredienti naturali e brand indipendenti indicano un settore sempre più internazionale e articolato.
Pitti Fragranze continua così a muoversi tra selezione, scouting e business, ma anche tra cultura e ricerca, costruendo un osservatorio privilegiato sulle trasformazioni della profumeria contemporanea.
La 24ª edizione lascia quindi un’indicazione chiara: il futuro del settore non passa soltanto da nuove fragranze, ma dalla capacità di costruire identità, conoscenza, esperienza e relazioni internazionali attorno al prodotto.
Credits: Pitti Immagine – Pitti Fragranze
Questo articolo rientra nella copertura editoriale di Press GlamAura Review in qualità di press stampa accreditata.
















